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LAB / Non di solo pane. Ovvero: di che altro abbiamo bisogno per sentirci bene?

LAB / Non di solo pane. Ovvero: di che altro abbiamo bisogno per sentirci bene?

Una raccolta dei testi delle persone che hanno frequentato il laboratorio di scrittura creativa organizzato a Bologna dall’associazione Il Ventaglio di ORAV. Perché fissare i propri pensieri nero su bianco è fonte di autocoscienza e di recovery

di redazione

BOLOGNA - Otto scrittori o aspiranti tali, un tema e un laboratorio di scrittura che si è svolto a Bologna a “Casa di Tina” (la casa delle associazioni della Salute Mentale). Un'attività culturale promossa in questi mesi dall’associazione Il Ventaglio di ORAV come fonte di autocoscienza, di benessere e di recovery, e che oggi è diventata una raccolta dei testi delle persone che hanno frequentato il laboratorio di scrittura creativa. Titolo: "Non di solo pane. Ovvero: di che altro abbiamo bisogno per sentirci bene?". Qui ne pubblichiamo qualche breve stralcio.

«Oltre che mangiare e dormire, ci sono tante cose che ci fanno stare bene, ma non me ne sono venute in mente subito moltissime, così ho deciso di cominciare da quelle che non mi fanno stare bene. Se devo fare un concorso e questo non mi fa stare bene, perché devo farlo? Se devo stare in compagnia di persone che non mi fanno stare bene, perché devo starci? Se devo fare una cosa, un viaggio o un karaoke che non mi fa stare bene e non ne ho voglia, perché devo farla? Perché devo per forza partecipare a una cosa che non m’interessa? Se faccio una cosa perché ho voglia di farla mi sento bene».  Da "E se non vi va" di Luca Gioacchino De Sandoli

«Mi sento depresso. Mischiare l’Olanzapina da dieci con la birra spritz non mi fa per niente bene; inoltre i cipollotti rancidi comprati al minimarket pachistano mi generano un invalidante meteorismo. Ho l’alito cattivo, dovuto all’aglio bollito e alla mia cronica stitichezza, ne sono certo. Sono tre anni che non scopo, di conseguenza vedo culi schiappettanti da tutte le parti; oltretutto, i miei larghi mutandoni ‘del nonno’ non contengono i conseguenti, improvvisi ‘alzabandiera’, fatto che mi fa apparire, non a torto, un disperato maniaco sessuale. Ho un dente che mi fa un male boia: l’igienista dentale, in missione per conto del SISDE, me l’ha dolosamente devitalizzato: che stronza! Voglio proclamarlo con lucidità e calma: non ne posso più di questa società cristiana basata sulla sofferenza e sulla frustrazione sessuale. Ho una seria intenzione di paracadutarmi nella selva del Borneo, idolatrare la Dea Natura, cacciare ornitorinchi, cospargere il mio corpo ignudo di sterco di vacca e indossare un maestoso e colorato astuccio penico».  Da "Il mio regno per un raviolo" di Cesare Riitano

«Una delle cose che più mi piace fare durante la giornata è disegnare. In particolare, adoro tracciare tanti schizzi, ma così tanti, fino a stancarmi e non avere più voglia di farne altri. [...] Quando mi preparo a fare un disegno, scruto il mio cielo, che nel mio caso è il foglio, e quando mi sento pronto comincio a tracciare delle linee, fino a formare un disegno di cui in partenza ignoravo la forma. E mentre faccio questo mi sento di spiccare il volo, e volo sopra le mie paure e i miei tormenti, sopra le cose che non vanno dentro di me e che sento dentro gli altri. Volo sopra le mie rovine, sopra valli e città in lacrime. Volo sopra le mie avversioni, e le mie distruzioni…». Da "Le mie ali" di Francesco Valgimigli

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