Una nuova metodologia in ambito di salute mentale, dipendenze patologiche e disabilità, che interviene su lavoro, casa e socialità, sperimentata da 14 enti locali. I risultati del progetto “Soggetto, persona, cittadino” e Linee guida nazionali presentati a Bologna
di Michela Trigari
BOLOGNA – Nove enti locali tra regioni e province autonome (su 19 rispondenti) hanno in essere atti normativi che riguardano il budget di salute, 14 su 19 hanno attivato progetti o esperienze che adottano questo strumento e sono stati 5.477 i beneficiari in Emilia-Romagma, Friuli Venezia Giulia, Campania e Lazio tra il 2019 e il 2020: persone in carico ai servizi psichiatrici territoriali o con fragilità socio-sanitaria, persone disabili, con autismo, dipendenze patologiche, migranti. Di cosa parliamo? Di una nuova metodologia in ambito di salute mentale, dipendenze patologiche e non solo, che interviene sulle determinanti sociali (lavoro, abitare e socialità) dell’utente. E che è stata sperimentata da qualche anno in molte parti d’Italia grazie al progetto “Soggetto, persona, cittadino: promuovere il benessere e l’inclusione sociale delle persone con disturbi mentali attraverso il budget di salute”, che ha portato a definire la proposta delle linee programmatiche nazionali “Progettare il budget di salute con la persona” e i cui risultati sono stati presentati a Bologna nel corso di un convegno organizzato da Regione Emilia-Romagna, Ausl di Parma, Ministero della Salute e Istituto superiore di sanità il 12 maggio. L’obiettivo? La recovery e il miglioramento dello stile di vita delle persone in carico ai servizi socio-sanitari, più un corso di formazione a distanza sulla piattaforma Eduiss per operatori del settore.
«Il budget di salute agisce come strumento di personalizzazione degli interventi e in un’ottica di integrazione dei servizi sociali e sanitari», ha spiegato Alessio Saponaro, responsabile dell’area Salute mentale e dipendenze patologiche della Regione Emilia-Romagna. «Si tratta di una metodologia innovativa nella presa in carico della persona (non solo della patologia), che considera anche la famiglia e la comunità, e che va assolutamente valorizzata», ha aggiunto Raffaele Donini, assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna. Infatti, «l’impegno del governo è quello di prendere seriamente in considerazione questo strumento, che si è dimostrato efficace, ha coinvolto varie professionalità e che andrebbe esteso anche ad altri settori come la terza età», è intervenuta Giovanna Romano della direzione Prevenzione sanitaria del ministero della Salute.
Ma «i piani individualizzati sostenuti dai budget di salute, che si sono dimostrati realizzabili anche dal punto di vista amministrativo, necessitano di risorse, di tempo e di operatori appositamente formati. Sono come abiti cuciti su misura da un sarto», ha sottolineato Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell Ausl di Modena e presidente della Sezione III del Consiglio superiore di sanità. Sull’importanza di «co-progettazione e co-programmazione, supporto educativo, coinvolgimento del diretto interessato, dei suoi familiari, della comunità, di enti pubblici, servizi socio-sanitari, Terzo settore ed enti no profit» ha invece insistito Maria Luisa Scattoni del servizio di Coordinamento e supporto alla ricerca dell’Istituto superiore di sanità: è lei ad aver presentato i risultati del progetto “Soggetto, persona, cittadino. Promuovere il benessere e l’inclusione sociale delle persone con disturbi mentali attraverso il budget di salute”, coordinato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e l’Ausl di Parma.
Nel concreto, gli elementi qualificanti del budget di salute sono il «protagonismo della persona nel contesto relazionale in cui vive, il governo e coordinamento pubblico anche se la richiesta viene fatta dal diretto interessato o da un suo legale rappresentante, la valutazione multiprofessionale e multisettoriale, la costruzione partecipata del progetto terapeutico riabilitativo individualizzato (Ptri) orientato alla recovery della persona e coordinato da un case manager, la sottoscrizione di un accordo con i soggetti interessati, il monitoraggio e la verifica almeno annuale da parte dell’equipe integrata socio-sanitaria, valutando gli aspetti clinici, funzionali e di gradimento», ha specificato Patrizia Ceroni del Dipartimento di Salute mentale dell’Ausl di Parma.
E sull’argomento Silvio Belletti, membro della Consulta regionale per la Salute mentale dell’Emilia-Romagna, ha ricordato come, nel 2015, la spinta per arrivare alla definizione delle linee guida regionali sul budget di salute, e al tavolo di lavoro su questo tema, sia stata data proprio dalla stessa Consulta. «Ci siamo resi conto che quello che interessava maggiormente utenti e familiari erano l’inclusione sociale e l’integrazione socio-sanitaria. Ora, quello che serve maggiormente sono più risorse umane e più risorse economiche: le persone in carico ai servizi psichiatrici richiedono attenzione, e quindi tempo. Ma sono necessari anche il consenso alle cure da parte degli utenti, perché la loro adesione non è sempre facile, e la partecipazione di diretti interessati in un’ottica di dialogo aperto». Per una lettura più tecnica della questione, si segnala il volume “Il budget di salute e la presa in carico delle persone fragili. Profili giuridici di uno strumento innovativo di partenariato pubblico-privato”, scritto da Alceste Santuari e appena pubblicato da FrancoAngeli.