L’obiettivo? Formare accompagnatori alla recovery, arrivare al riconoscimento professionale della figura degli esperti in supporto tra pari e dar vita alla Rete nazionale
a cura della redazione
BOLOGNA – Valorizzare l’esperienza personale del disagio psichico e trasformarla in competenza professionale, mettendola a disposizione di altre persone con analoghe fragilità. È ciò che fa l’orientatore/esperto in supporto tra pari (Esp), una figura che affianca i professionisti dei servizi di Salute mentale in un’ottica di recovery dei pazienti psichiatrici. Ed è anche l’obiettivo del corso di formazione specifico per questa figura, che la Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto formalmente dal 2019 e che per quest’anno 2021/2022 ha visto “diplomarsi” 15 persone, tutti pazienti o ex pazienti dei Centri di salute mentale delle Aziende sanitarie di Bologna, Imola, e Ferrara, che hanno appena conseguito la qualifica di orientatore/Esp. In Emilia-Romagna la Rete regionale Esp conta circa 50 orientatori in attività. Entro quest’anno, poi, proprio per sostenere la rete partirà un progetto specifico dell’Ausl di Reggio Emilia, finanziato dalla Regione con 16 mila euro, che prevede azioni formative di aggiornamento, una nuova mappatura degli Esp e un corso rivolto agli operatori sanitari e sociali del pubblico e privato che lavorano con pazienti psichiatrici.
Ma la novità di quest’anno è il primo corso di formazione nazionale per esperti tra pari in ambito psichiatrico. Si chiama “Ex-In”, è finanziato dal ministero della Salute e coordinato dal dipartimento di Salute mentale dell’Asl Città di Torino, dura un anno (da novembre 2022 a novembre 2023), prevede due stage e ai partecipanti (22 i posti disponibili) verrà rilasciato un attestato di operatore Ex-In. Un “pezzo di carta” abbastanza importante ai fini del riconoscimento professionale di questa figura: attualmente, infatti, non esiste un inquadramento nazionale per l’esperto tra pari. Una possibile soluzione è quella di far ricorso alla legge n. 4/2013 in tema di “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”, ma l’iter è ancora lungo.
«Il corso è solo l’ultimo step di un cammino iniziato due anni fa, e che l’anno scorso ha avuto il suo apice nella prima Conferenza nazionale di utenti e familiari Esp a cui hanno partecipato (online) 43 realtà italiane, di 11 regioni diverse, attive nel supporto tra pari. Circa 120 persone, di cui 80 utenti, impegnate nel trovare un minimo comune denominatore all’esperto in supporto tra pari», dice Francesca Guzzetta, psichiatra dell’Ausl di Bologna. «Da quell’incontro è nata la prima Carta nazionale degli esperti in supporto tra pari in salute mentale, il cui obiettivo strategico è quello di arrivare al riconoscimento istituzionale della figura dell’Esp, e il corso “Ex-In” è un primo segnale in quella direzione. A metà giugno, poi, si è tenuta a Bologna la prima Convention nazionale di utenti e familiari esperti nel supporto tra pari (in presenza), al fine di promuovere la figura dell’Esp là dove ancora non esiste e dar vita a una Rete nazionale di realtà in cui si pratica il supporto tra pari». In Italia, infatti, da Bolzano alla Sicilia, «sono circa 500 gli Esp attivi nei Dipartimenti di Salute Mentale, nelle associazioni o in altri enti del Terzo settore: figure “di lunga data”, formate in questi anni grazie all’impegno degli enti locali», conclude la dottoressa Guzzetta.