"Chiuso nella mia camera scoprivo il mondo giocando online. Ora invece faccio il servizio civile , seguo un gruppo di auto aiuto e non prendo più farmaci"
di Mirko Melandri
BOLOGNA - "Mi sono ritirato a 16 anni da scuola, dopo essere stato bocciato in terza superiore, per l'incapacità di ascolto prima genitoriale e poi da parte dei professori e per aver subito atti di bullismo". Lucio, 30 anni, racconta la sua esperienza di hikikomori. Ne è uscito dopo 10 anni. Orà è diventato un esperto in supporto fra pari.
"Sentivo di non venire compreso e mi avevano convinto che il problema fossi io. Chiuso nella mia camera scoprivo il mondo online giocando con altre persone a un videogame in cui si creano personaggi e famiglie con cui vivere belle avventure".
"Nel 2015 ho iniziato a essere seguito da un Centro di salute mentale: diagnosi di depressione maggiore, disturbo ossessivo-compulsivo e psicosi Naf (Non altrimenti specificata)", continua il giovane. "Così sono arrivati i farmaci, che però curano i sintomi e non la causa". Il problema infatti era legato alla famiglia, in particolare alle "difficoltà di mia madre". In un determinato contesto "ci possono essere due genitori che litigano, il figlio che sta male e la psichiatria che si occupa solo di quest'ultimo". Inoltre le medicine avevano avuto degli effetti collaterali: "Ero aumentato di peso, con conseguente obesità, arteriosclerosi, problemi al fegato".
Ora Lucio esce di casa: "Sto svolgendo il servizio civile lavorando in una comunità terapeutica, la Papa Giovanni XXIII, dove ci sono persone con problemi di tossicodipendenza ed ex detenuti. Mi trovo bene e cerco di dare il mio contributo. Partecipo anche a un gruppo di auto mutuo aiuto a Casa di Tina". Altra grande soddisfazione, quella di non assumere più psicofarmaci da oltre tre anni grazie "a un lavoro su me stesso e a un percorso interiore evidentemente efficaci".