Ora gli enti locali chiedono al Ministero di indicare un ordine di priorità e un planning degli interventi per evitare che le buone intenzioni restino solo sulla carta
di Michela Trigari
foto di Alessandro Borsari
Via libera al nuovo Piano di azione nazionale per la Salute Mentale (Pansm) 2025-2030. Dopo l’approvazione della Conferenza unificata Stato-Regioni a fine dicembre, il 4 febbraio 2026 è stato pubblicato sul n. 28 della Gazzetta Ufficiale.
“Dopo oltre 10 anni abbiamo aggiornato un documento strategico che, grazie alle risorse stanziate nella finanziaria 2026, segnerà concretamente un cambio di passo”, ha commentato il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Il Piano, incentrato sul ruolo chiave del Dipartimento integrato e inclusivo e sul potenziamento dei servizi territoriali, promuove una serie di interventi che le Regioni saranno chiamate a mettere in atto favorendo accessibilità, equità, inclusione, sicurezza, innovatività, lotta allo stigma ed educazione al benessere psicologico.
Il Piano nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 si articola in sei punti cardine:
1) percorsi di prevenzione e cura basati su un modello che presti attenzione anche agli aspetti sociali, familiari, ambientali e culturali in cui la persona vive
2) continuità di cura nel passaggio di transizione dei neo maggiorenni dai servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza ai servizi di salute mentale adulti
3) percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per i pazienti autori di reato, prevedendo anche un’equipe forense di collegamento tra i servizi di salute mentale territoriali, gli psichiatri in carcere e la magistratura
4) migliorare la gestione del rischi e la sicurezza di pazienti, personale sanitario, utenti e luoghi di cura, in un’ottica che vada la contenimento dell’aggressività alla prevenzione dei suicidi
5) potenziare l’integrazione socio sanitaria attraverso un supporto all’abitare, l’inserimento lavorativo, la prescrizione sociale e il coinvolgimento del Terzo settore
6) implementare una formazione pre e post laurea che sia in linea con i nuovi bisogni, soprattutto i disturbi giovanili e le nuove dipendenze, e sviluppare una ricerca che coinvolga Istituto superiore di Sanità, Università, Irccs, Asl, società scientifiche.
La legge di bilancio 2026 ne ha stanziate le risorse: 80 milioni di euro per quest’anno, 85 milioni per l'anno 2027, 90 milioni per l'anno 2028 e 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2029 per l’attuazione delle azioni di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza definite nel Piano. Inoltre, sono previsti 30 milioni di euro annui per l'assunzione di personale sanitario e sociosanitario necessario garantendo una presenza più capillare sul territorio e un sostegno concreto ai servizi di salute mentale. Fondi che dovranno naturalmente essere ripartiti tra tutte le Regioni, e che non sono aggiuntivi rispetto a quelli stanziati per la sanità nel suo complesso: alla salute mentale sarà destinata quindi una percentuale dell’incremento del Fondo sanitario nazionale.
Cosa serve ora? Se il nuovo Piano di azione nazionale per la Salute Mentale è la cornice di riferimento, occorrerà poi che il ministero della Salute indichi alle Regioni un ordine di priorità da seguire. L’obiettivo degli enti locali, infatti, è chiedere la definizione, a livello nazionale, di una realistica programmazione e di un planning di quegli interventi che i servizi psichiatrici territoriali saranno successivamente chiamati a erogare con le risorse a disposizione, evitando che le buone intenzioni restino solo sulla carta.
Scarica il Piano nazionale per la Salute mentale 2025-2030