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A che punto siamo col Budget di salute in Emilia-Romagna?

A che punto siamo col Budget di salute in Emilia-Romagna?

A 10 anni dalla formalizzazione di questo strumento di recovery, nel 2015, oggi viene utilizzato anche per gli esordi psicotici, le dipendenze patologiche e viene sperimentato in Neuropsichiatria infantile

di Michela Trigari 

BOLOGNA – Prima di tutto, chiariamo di che cosa si parla. Il Budget di salute è un progetto personalizzato, condiviso e sottoscritto dall’utente con anche il coinvolgimento di familiari o altri soggetti vicini alla persona, che offre interventi mirati in tema di abitare, formazione e lavoro, socialità. L’obiettivo? Arrivare alla recovery e a una maggiore autonomia, da raggiungersi attraverso uno strumento che si va ad integrare al Piano terapeutico riabilitativo individualizzato. Nato per essere applicato nel campo della salute mentale, oggi il Budget di salute viene utilizzato anche per le dipendenze patologiche ed è stato introdotto in via sperimentale anche in Neuropsichiatria infantile.

Introdotto anni fa in via sperimentale, formalizzato dalla Regione Emilia-Romagna nel 2015 attraverso specifiche “Linee di indirizzo”, a livello nazionale il Budget di salute è stato previsto all’interno del DM 77/2022. Dalla collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute sono nate anche le “Linee programmatiche: progettare il Budget di salute con la persona - Proposta degli elementi qualificanti”, poi approvate in Conferenza unificata Stato-Regioni sempre nel 2022.

I Budget di salute si reggono su un mix di risorse provenienti dal servizio sanitario, dai servizi sociali comunali e dall’eventuale patrimonio dell’utente o della sua famiglia. Ad esempio, l'utente potrebbe avere una casa di proprietà ma non essere in grado di pagare tutte le spese; a quel punto si potrebbe trovare un coinquilino, evitando così l’inserimento in struttura. Altri interventi, invece, possono riguardare l’aiuto di un operatore per la ricerca attiva di un lavoro oppure per l’inserimento o il reinserimento in un contesto sociale. 

L'anno scorso il Tavolo regionale sul Budget di salute, coordinato dell’Azienda USL di Parma, ha lavorato sulle procedure giuridico amministrative per l’attuazione concreta di questo strumento, sull’implementazione nell’ambito delle dipendenze patologiche, sulla realizzazione di uno strumento di verifica (fidelity scale o scala di fedeltà) per valutare quanto fedelmente venga messo in atto rispetto al modello e su un questionario di gradimento da parte dell'uente. Gli esiti del lavoro di gruppo sono stati raccolti nella pubblicazione ‘‘Il Budget di Salute in Emilia-Romagna: work in progress’’.

Ma c'è ancora un bel po' di strada da fare. Secondo Pietro Pellegrini, direttore del Dipartimento assistenziale integrato di Salute mentale-Dipendenze patologiche dell’Ausl di Parma, «occorre strutturare un’equipe di coordinamento in ogni Ausl, validare e accreditare sempre più questo strumento per averlo nella “cassetta degli attrezzi” degli operatori, contrastare la tendenza alla frammentazione degli interventi mettendolo in relazione con quanto già esiste (Dialogo Aperto, Individual Placement and Support, Housing First e Progetto Iesa), istituire un Albo di enti accreditati al Budget di salute.Occorre poi inserire la voce Budget di salute nei bilanci regionali, aziendali e degli enti locali e stabilizzarla nel tempo. Va prevista la formazione degli operatori sanitari e del sociale, della componente amministrativa dei servizi, va inserito nei percorsi di studio univeristari e va portato a conoscenza degli utenti e dei famigliariInfine, vanno effettuati studi di efficacia e di esito», scrive nel documento ‘‘Il Budget di Salute in Emilia-Romagna: work in progress’’ del 2024. L'obiettivo? Arrivare a una revisione delle Linee di indirizzo regionali del 2015.

Inoltre restano ancora irrisolte alcune criticità oggettive, come sottolineano alcune associazioni che fanno parte della Consulta regionale per la salute mentale dell’Emilia-Romagna: «Si tratta del diverso grado di coinvolgimento del Terzo settore a livello locale e della conoscenza più o meno approfondita da parte degli operatori sociali e sanitari delle varie opportunità abitative, lavorative e socializzanti presenti sul territorio».

 

Parliamone Insieme
il sito della Consulta regionale per la Salute Mentale dell’Emilia-Romagna


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Si ringrazia la Regione Emilia-Romagna

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