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Una meta che vale più di mille vittorie

Una meta che vale più di mille vittorie

A Piacenza c’è una squadra di rugby integrato che fa giocare insieme ragazzi con problemi psichici e motori. Sono I Brancaleoni

di Mirko Melandri

PIACENZA – Con la palla ovale si possono fare grandi mete. Come I Brancaleoni, che praticano rugby integrato. Nati nel 2021, insieme all’associazione Asso.Fa, con lo scopo di far giocare ragazzi con problemi psichici e motori, sono una costola dei Lyons Piacenza. Oltre all’attività sportiva all’aria aperta, i giocatori possono socializzare e crescere attraverso i valori e gli insegnamenti di questo sport. La squadra è composta da 19 giocatori, dai 13 anni in su, maschi e femmine, tra cui sei facilitatori “normodotati”. L’attività è coordinata dall'educatrice Camilla Merli, che ha coinvolto anche giocatori e staff della prima squadra.

“Gli obiettivi sono tanti – dice Camilla Merli - e, come per ogni sport, vanno da quelli più tecnici come imparare le regole, le tecniche specifiche e le tattiche, a quelli più socio-educativi-relazionali come imparare a stare insieme, condividere spazi e tempi, accettare il contatto fisico e quello col terreno, sopportare anche il clima sfavorevole, riconoscere e saper affrontare momenti di frustrazione, rabbia e felicità, rispettare se stessi e gli altri. Un altro obiettivo molto importante, ma più ostico da raggiungere, è far percepire alla società che il rugby integrato non è uno sport per persone disabili, ma uno sport aperto a chiunque indipendentemente dalle capacità che apporta al gruppo”.

Anche i traguardi sono altrettanto molteplici. “In questi cinque anni I Brancaleoni si sono costituiti come vera squadra di rugby, imparando che ogni capacità è importante per la squadra e ogni giocatore apporta un significativo contributo alla crescita e allo sviluppo della stessa, hanno
partecipato in modo molto soddisfacente al campionato All Stars, ospitandone anche una tappa, il numero di giocatori, le capacità tecniche e di gruppo sono cresciute e soprattutto si sono condivisi anche momenti di svago fuori dal campo”.

Il rugby “è altamente educativo e formativo, a partire dai bambini per arrivare agli adulti, perché permette di riconoscere le proprie capacità, l'importanza dell'altro e dell'aiuto reciproco, consente di attuare strategie per superare i propri limiti e soprattutto di accrescere una visione positiva del sè e dell'altro – prosegue Camilla Merli –. I benefici, quindi, contano un aumento dei comportamenti empatici, una diminuzione dei comportamenti problematici e accrescono la percezione del benessere fisico e psicologico”.

La responsabile del progetto conclude: “Ho giocato per circa 16 anni e quando mi hanno detto che per problemi fisici dovevo smettere di giocare mi si è spento un po’ il cuore, perché il rugby è una passione che ti cresce dentro e diventa parte di te. Le motivazioni per iniziare, o come nel mio caso per trovare il modo di continuare, sono legate al fatto che lo sport di squadra ti crea intorno una ‘famiglia’ che rimane per sempre, condivide i momenti belli della vita e ti aiuta ad affrontare e superare i momenti più difficili. Essendo poi uno sport di contatto, fa sì che l'altro diventi parte importante del proprio crescere fisico e mentale, permettendo di sfogare tutte le tensioni accumulate nel quotidiano”.

L'allenatore, Tino Paoletti, ex rugbista con un passato anche in Nazionale, dice: “L'approccio con i ragazzi è sempre molto positivo, devono potersi allenare con il piacere di assimilare concetti nuovi, provarli, sbagliarli e ovviamente divertirsi. I giocatori imparano sperimentando prima la tecnica e successivamente la tattica nelle varie situazioni di gioco. I ragazzi ci mettono tanto entusiasmo e sacrificio”. Eugenio Alfonsi, il preparatore atletico, ha le idee chiare: “Cerco di creare un ambiente stimolante durante gli allenamenti. Anche se vedo poco i ragazzi, una o due volte al mese, faccio del​ mio meglio per coinvolgerli, usando esercizi semplici e divertenti. È molto gratificante vedere il loro impegno e i loro miglioramenti”.

Lorenzo Scotti è uno dei giocatori: “Mi trovo benissimo con i compagni e lo sport mi fa stare molto bene. Mi piace soprattutto aiutare i nuovi arrivati e fare le mischie. Per ora non ho obiettivi particolari”. Anche per Nicola Ferrari, uno dei facilitatori, si tratta di una bella esperienza: “Ho sempre preferito gli sport di squadra e con questi compagni mi trovo molto bene: faccio parte di un ottimo gruppo e spero di poter crescere tutti insieme e raggiungere risultati importanti”.

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