Cosa significa "qualità" nei servizi psichiatrici?

L'Ausl di Bologna ha ottenuto un riconoscimento importante dall'Accreditation Canada. Ma cosa vuol dire per i servizi di salute mentale? L'abbiamo chiesto ad alcuni dei professionisti, delle associazioni e degli utenti che hanno partecipato al percorso

di Simona Gotti

BOLOGNA – L’Azienda Usl di Bologna ha ottenuto il riconoscimento di platino da parte di Accreditation Canada, un’organizzazione internazionale che si occupa di valutazione dei servizi socio-sanitari. Il percorso di certificazione è iniziato tre anni fa: 131 i progetti di miglioramento avviati dall’Ausl per aderire ai 36 standard richiesti, di cui 5 relativi alla salute mentale, con la partecipazione attiva di quasi 3.000 professionisti e del mondo associativo che ruota intorno alla sanità bolognese. Tra gli aspetti più apprezzati da Accreditation Canada nel percorso di accreditamento sono emersi il coinvolgimento di pazienti e caregiver, lo sviluppo di progetti all’interno degli ospedali e tra le comunità territoriali, l'ottica di equità, partecipazione e umanizzazione delle cure.

Ma cosa  significa tutto questo per i servizi di salute mentale? L’abbiamo chiesto ad alcuni dei protagonisti che hanno partecipato al percorso di accreditamento: gli psichiatri Roberto Muratori e Caterina Bruschi, Antonella Misuraca, presidente del Comitato utenti familiari e operatori (composto da oltre 30 associazioni che operano nella salute mentale), un esperto in supporto tra pari che preferisce restare anonimo e che chiameremo P.B.

“Il percorso - prima di autovalutazione e poi di valutazione - intrapreso per Accreditation Canada è stato un’occasione per riflettere su quali siano le caratteristiche che deve avere un servizio per raggiungere un alto livello di qualità, osservandone il funzionamento, gli aspetti carenti, le buone pratiche esistenti e mettendosi nei panni di un utente nel momento della presa in carico iniziale”, commenta Muratori. Inoltre, “abbiamo prestato attenzione agli aspetti innovativi, al miglioramento continuo e ad applicare in modo sistematico un modello che già ci appartiene, quello della collaborazione stabile fra utenti, familiari e operatori”, aggiunge Caterina Bruschi. Due esempi su tutti: il modello del Recovery college e la presenza di almeno un Esperto in supporto fra pari nei gruppi di lavoro.

Il tema della partecipazione in questo percorso che ha portato l’Ausl di Bologna a ottenere il riconoscimento di platino da parte di Accreditation Canada, però, non ha soddisfatto tutti. “Il coinvolgimento del Comitato utenti familiari e operatori (Cufo) ha riguardato, come per i Comitati consuntivi misti (CCM), la realizzazione di un corso di formazione a distanza per operatori, ma non la costruzione di proposte o la co-progettazione nella fase iniziale”, osserva Antonella Misuraca.

Chi scrive ha partecipato al lavoro dei sottogruppi insieme ad altri Esp, cercando di portare la voce di chi usufruisce dei servizi psichiatrici e crede nella partecipazione per migliorarli. Tuttavia abbiamo avuto difficoltà nel fare ascoltare le nostre visioni: per esempio nella richiesta di semplificazione del linguaggio delle informazioni verso gli utenti, soprattutto quelli che si presentano nei Centri di salute mentale per la prima volta. “Mi ha fatto piacere che sia stato chiesto il parere degli utenti: spero porti a sostanziali migliorie all'interno del servizio e che abbia sensibilizzato gli operatori verso la co-progettazione, anche se la nostra linea non è passata", aggiunge P.B.

Se Accreditaton Canada ha riconosciuto la qualità dei servizi dell'Azienda Usl di Bologna, vediamo cosa significa concretamente in psichiatria. “Qualità vuol dire garantire l’accessibilità ai servizi con puntualità, appropriatezza ed equità, mettere al primo posto il paziente e i familiari, garantire la continuità assistenziale nel passaggio tra diversi servizi o contesti di cura, fare il migliore uso possibile delle risorse presenti, garantire la sicurezza di utenti, accompagnatori e operatori e sostenere il benessere nell’ambiente di lavoro”, sostiene il dottor Muratori. Per la dottoressa Bruschi si sta “andando nella direzione giusta, ma dobbiamo continuare a monitorare l'andamento del percorso, soprattutto in questa fase di depauperamento delle risorse dedicate al Servizio sanitario nazionale e in particolare alla salute mentale”.

Quali sono allora i progetti di miglioramento avviati in tema di salute mentale e cosa cambierà per chi ne usufruisce? “La maggior parte di questi progetti riguardano le informazioni da portare a conoscenza di utenti e familiari, le modalità di inoltrare consigli, suggerimenti e reclami, l’avvio di gruppi di confronto su vari temi e la condivisione periodica tra utenti, familiari e operatori, l’implementazione della cartella informatizzata CURE, l’uso di una valutazione standardizzata nelle diverse fasi del progetto terapeutico e un dialogo maggiore tra i clinici”, spiegano Bruschi e Muratori. “Si è ulteriormente diffusa e consolidata negli operatori la cultura della recovery e la consapevolezza dell’importanza che hanno il coinvolgimento, la co-progettazione e la partecipazione di utenti e familiari. Inoltre lavoriamo incessantemente per la riduzione dello stigma: aprire sempre di più i nostri servizi alla comunità consentirà di contrastare l’isolamento e rendere i percorsi di inclusione più efficaci”. Ma le persone con disturbi psichici vanno incoraggiate, affiancate, accompagnate: non basta parlare di partecipazione e di inclusione per renderle effettive.

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