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CASA / Abiteresti con me? Con il progetto Iesa porte aperte all'ospitalità

CASA / Abiteresti con me? Con il progetto Iesa porte aperte all'ospitalità

Con Iesa (Inserimento eterofamiliare supportato di adulti) si intende l’accoglienza di una persona che soffre di disturbi psichici presso cittadini volontari. Il racconto di Renato, Paolo e Loretta, Clara e Roberto e l’esperienza di Bologna

di Mirko Melandri e Katia Turri

BOLOGNA – Paolo e Loretta vivono insieme (nella foto in basso): è stata lei ad avergli aperto le porta di casa. Paolo è una persona con disturbi psichici, Loretta lo ospita all’interno del progetto Iesa (Inserimento eterofamiliare supportato di adulti) e si trova molto bene. “Paolo è completamente autonomo, lavora alla Coop e ci va in motorino. Prima fumava due pacchetti di sigarette al giorno, ora ne fuma solo tre in numero e dice che sta meglio. Mangia moltissimo e da quando è qui è diventato più loquace”, racconta Loretta Dal Fiume. “Dopo il caffè e va a riposare. Probabilmente la sonnolenza è data dai farmaci. Poi va al parco a fumare e quando torna a casa non perde mai L'Eredità, il quiz condotto da Marco Liorni su Rai Uno”. Adora la briscola, “peccato che io non sappia giocare a carte. Ma, insieme a quelli del progetto Iesa, stiamo pensando di inserirlo nel circolo anziani che c’è vicino casa”. Prima di Paolo, Loretta è stata ancora ospitante: “Gabriele, che parlava pochissimo, aveva imparato a cucinare, portava spesso la torta a sua mamma e aveva un altro modo di stare in casa”.

Clara invece ospita Roberto nell'ambito di un progetto Iesa part-time (nella foto in alto). “In questo caso, il rapporto instaurato tra ospite e ospitante non è basato sulla convivenza ma su incontri o giornate concordate da entrambi. I benefici reciproci sono dati dalla compagnia, dall'amicizia e dalla socializzazione”, racconta Clara. “Ho conosciuto Roberto allo Iesa circa 10 anni fa e fin da subito c'è stata grande empatia. L'ho accolto provando a donargli fin da subito la sicurezza che gli mancava, l'autonomia che gli serviva nella quotidianità delle piccole cose, l'ascolto alla pari di cui necessitava e credo che questo gli abbia trasmesso tanta gioia”. Roberto replica: “Ci piace passeggiare, guardare film e documentari, andare alle mostre, pranzare insieme. In passato abbiamo fatto anche tante fotografie di paesaggi e foto-ritratti. Con il dialogo si soffre meno la solitudine”.
A dirlo è anche Renato, un altro ospite: “Mi sento come in famiglia, si parla e si partecipa alle tavolate insieme con i parenti”.

Loretta e Paolo

Con il progetto Iesa si intende l’accoglienza di una persona, che soffre di disturbi psichici, presso cittadini volontari che vengono appositamente selezionati e formati. Lo Iesa viene proposto per continuare il percorso riabilitativo della persona con disagio psichico verso l’autonomia oppure quando il nucleo familiare è assente o temporaneamente in difficoltà. Può essere a tempo pieno o parziale. “Nel progetto part-time l’ospite condivide con l’ospitante alcuni momenti della giornata all’interno della settimana. Qualche pranzo, un'uscita, fare la spesa insieme o altre attività, mantenendo ciascuno il proprio luogo di vita – spiega Elisabetta Bernardinello, operatrice del progetto Iesa a Bologna –. Nel progetto full-time, invece, l’ospite va a convivere con l’ospitante per un periodo di tempo definito in base ai bisogni e agli obiettivi della persona, secondo quanto concordato con l’èquipe del Centro di salute mentale referente che mantiene la presa in carico”.

Il collega Daniele Benfenati prosegue: “Esperienze di inserimento eterofamiliare di adulti sono presenti da molti anni, con risultati positivi, sia a livello internazionale (Usa, Canada, Giappone, Francia, Germania, Inghilterra, Belgio) che nazionale (Torino, Lucca, Treviso, Bologna). Il progetto Iesa si rivolge a persone di tutte le età e non riguarda una tipologia specifica di disturbi. Le ricerche dimostrano che l’inserimento eterofamiliare supportato consente un miglioramento della qualità della vita, un recupero psicologico e un aumento dell’autonomia dell’ospite”. Anche da punto di vista clinico si riscontrano miglioramenti, come ad esempio una significativa riduzione dei ricoveri psichiatrici a causa di ricadute.

“Si è visto che per le persone con disturbi psichici è importante non solo il trattamento sanitario (farmaci e psicoterapia), pur necessario, ma anche il contesto ambientale che incide sul benessere e la qualità di vita”, continua Bernardinello. E Benfenati aggiunge: “Questo progetto non è sostitutivo delle risposte già in essere nel Dipartimento di Salute Mentale come comunità, appartamenti protetti, progetti di reinserimento sociale, ma si configura come uno strumento complementare, terapeutico, che può dare un’ulteriore risposta alla residenzialità e ai bisogni correlati alla solitudine e all’incapacità di alcuni pazienti di riuscire a stare da soli in casa”.

Le persone che hanno scelto di aprire la porta della propria casa a un ospite riferiscono invece di aver incontrato un mondo emotivo ricco e interessante prima sconosciuto. Le esperienze in corso, poi, promuovono solidarietà, integrazione e riduzione dello stigma. L’ospitalità Iesa è regolamentata da un contratto tra l’Ausl, l’utente e l’ospitante. In cambio dell’ospitalità offerta, l’ospitante o il facilitatore riceve un contributo economico mensile e viene regolarmente supportato da un’équipe multiprofessionale di operatori preposta, che lavora in stretta collaborazione con i Centri di salute mentale invianti. Dal 2009 a oggi a Bologna sono state attivate 110 convivenze, e attualmente ne sono in corso 25 tra tempo pieno e parziale. Il progetto sta cercando nuovi cittadini volontari disponibili a un’ospitalità sia part-time che full-time. Per saperne di più: 051-0516584286, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o pagina Facebook Iesa Bologna. A Modena: associazione Rosabiancamodena.it

Cone questo articolo, Parliamone Insieme inizia ad affrontare più spesso il tema dell'abitare

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