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DOCUFILM / "Kripton", il racconto di sei vite

DOCUFILM / "Kripton", il racconto di sei vite

Recensione del documentario di Francesco Munzi, che indaga la vita sospesa di sei giovani ospiti di due comunità psichiatriche della periferia romana

di Simona Gotti

BOLOGNA - Al nuovo cinema Modernissimo di Bologna la sala è gremita in platea e in loggia da psichiatri, educatori, Infermieri, familiari, associazioni e tante persone seguite dai servizi della Salute Mentale bolognese. L'occasione è la proiezione di un docufilm toccante, coinvolgente, penetrante e poetico: Kripton di Francesco Munzi.

Kripton è un documentario che racconta - tempo 100 giorni di riprese e tre mesi di lavoro - il percorso terapeutico e di recupero di sei ragazzi tra i venti e i trent’anni ricoverati in due comunità psichiatriche della periferia di Roma, mostrando la quotidianità, le fasi, anche quelle più dure e difficili, del loro cammino. Un documentario fatto di parole, visi, scambi relazionali tra loro, i familiari, gli psichiatri, gli operatori.

Il docufilm affronta il tema dell’abitare nella salute mentale, della residenzialità psichiatrica: il tipo di struttura (con operatori presenti h24 oppure solo 12 ore al giorno), la via verso una maggiore autonomia personale, il percorso riabilitativo verso la prospettiva di un sempre maggior recupero delle abilità sociali, lavorative e relazionali.

Ma Kripton è prima di tutto un film che racconta le storie di una parte delle vite di Marco Aurelio, Dimitri, Emerson, Georgiana, Okana e Silvia: un film dove i protagonisti sono i pazienti, persone che hanno scelto di raccontarsi e di raccontare.

”Sono loro stessi, poi, che ci hanno portato dai medici e dai familiari", spiega il regista Francesco Munzi. "Sei ragazzi che hanno deciso di aprirsi: un lavoro di questo tipo deve avere come presupposto la condivisione e la fiducia. Abbiamo iniziato a filmare quando ho sentito quella fiducia, e in alcune situazioni era sorprendente quanto la macchina da presa sparisse. È stato un processo di avvicinamento umano”. Infatti la telecamera sparisce e lo spettatore viene risucchiato dentro lo schermo, a contatto con la personalità e il mondo interiore di ognuno dei protagonisti, toccando la loro sofferenza, i tormenti, gli spiragli di speranza e le continue paure.

Ecco allora il rifugiarsi in mondi altri di Marco Aurelio, che dice di provenire da un’altra galassia, da Kripton, e si crede israelita. Poi c'è Georgiana, con l’“oscurità” che l’attanaglia credendo di essere la figlia non riconosciuta di Obama, e Silvia, che con il suo rapporto malato con il cibo ha smesso di sognare facendo dentro e fuori dalla struttura. La malattia mentale, come dice Dimitri, è “come un terremoto” o meglio, come "una serie di scosse che periodicamente ma senza preavviso arrivano e sconquassano la mente, costringendolo ogni dannata volta a rimettere insieme i lacerti del pensiero". Parole di chi ha imparato ad accettare la malattia come parte di sé e cerca di conviverci.

La dimensione del tempo racconta il percorso riabilitativo: una lentezza necessaria per fare piano piano un passo dopo l'altro. Così la permanenza in struttura è scandita da salti sulle mattonelle, da merende, da colloqui: sono solo la punta dell'iceberg delle fatiche e del dolore che ci sono dietro ogni storia. E i piccoli cambiamenti, in alcuni dei protagonisti, si vedono già nel corso della pellicola. 

Ma il film affronta anche il delicato tema del rapporto con la famiglia, perché ogni famiglia potrebbe esserne coinvolta: le crisi improvvise, le difficoltà di padri, madri, fratelli e sorelle a tener testa agli alti e bassi che la malattia mentale comporta o la difficoltà ad accettarla. Alcune foto e brevi spezzoni di filmini familiari anonimi, provenienti dagli archivi, creano forti contrasti al qui e ora della vita in struttura psichiatrica, lanciando feedback sbiaditi a un ipotetico vissuto precedente la malattia.

Ma come spiega Mauro Pallagrosi, lo psichiatra coprotagonista di Kripton, nel dibattito con il pubblico alla fine della proiezione, "a volte non serve andare a comprendere o ricercare l’innesco, l’origine del trauma. Va solo accettato".

Il documentario si chiude con i dati sulla salute mentale in Italia: nel 2022, si stima che circa 800mila persone siano state in cura presso i servizi psichiatrici pubblici. Dallo scoppio della pandemia, i casi di disagio mentale, soprattutto tra gli adolescenti, sono aumentati del 30%. Eppure, i servizi di salute mentale in Italia sono tra i più colpiti dalla riduzione delle risorse investite in sanità pubblica e i disturbi psichici sono da sempre sottovalutati nonostante ne soffrano milioni di italiani.

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Kripton è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, e ha vinto il premio del pubblico al RIDF - Rome International Documentry Festival.
Guarda il trailer del film: https://vimeo.com/882409231/c5424d4d5d?share=copy

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