Recovery college Bologna, ovvero a scuola di benessere

Un percorso per la salute mentale orientato all’imparare a stare meglio, in cui formazione e apprendimento, corsi e laboratori sono il fulcro di questo cammino. L’esperienza del Dsm-Dp dell’Ausl di Bologna

di Michela Trigari

BOLOGNA - Recuperare, guarire, riacquistare la salute. Recovery significa questo. E Recovery College, in salute mentale, è «un percorso che offre la possibilità di essere studenti del proprio benessere. Anche se non si raggiunge la guarigione clinica vera e propria, è comunque un cammino di convivenza con la sintomatologia orientato all’imparare a stare meglio. In questo senso la formazione e l’apprendimento sono molto importanti, motivo per cui si chiama “college”». In poche parole il Recovery College è uno strumento che aiuta a vivere una vita più soddisfacente, pur con le limitazioni di un disagio psichico.

A spiegarne il significato nell’incontro di marzo della Consulta regionale per la Salute mentale dell’Emilia-Romagna è la dott.ssa Sabina Alessi, responsabile del CSM di Casalecchio di Reno, che dal 2021 lavora insieme al dottor Fabio Lucchi, attuale direttore del Dipartimento di Salute Mentale-Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Bologna, nell’importare questa metodologia inglese sotto le Due Torri. Perché la psichiatria medica, da sola, non è sufficiente.

E se l’anno scorso si sono tenuti alcuni incontri sul territorio insieme a una serie di “caffè randomizzati” (tavoli di discussione e confronto su un tema), quest’anno – in diversi CSM bolognesi – è stata proposta un’esperienza-test di quattro giornate con l’intento, per il 2023, di arrivare ad abbozzare un catalogo di corsi per il Recovery College che ricomprenda laboratori sulla salute psicofisica, le abilità di vita, la fiducia, sull’esempio di quelli già esistenti a Brescia, Rovereto e Cles. Così gli utenti diventano studenti e gli operatori si trasformano in formatori, facilitatori, tutor.

Gli ingredienti del Recovery College sono coltivare relazioni personali, recuperare autostima, lavorare sulla consapevolezza di sé, sviluppare speranza e ottimismo, avere un progetto personale. I passi per imparare a vivere meglio, invece, sono uscire dal blocco dell’isolamento, accettare l’aiuto, credere nel miglioramento, voler apprendere, basarsi sulle proprie forze, mentre le vie su cui compierli sono i rapporti interpersonali, l’attività fisica, la curiosità, generosità e gentilezza e la voglia di imparare o di fare nuove esperienze.

Per definire dei percorsi individualizzati all’interno del Recovery College si può utilizzare come strumento la recovery star, rappresentato da una stella a 10 punte, corrispondenti a 10 voci che valutano diverse specifiche abilità. A ogni voce si dà un punteggio. La RS non dà una valutazione di esito: è uno strumento di condivisione tra operatori e utenti dei servizi di salute mentale per la costruzione consapevole di un percorso individualizzato.

Ma veniamo ai suoi principi. «Il Recovery College deve essere orientato alla formazione, coprodotto, basato sui punti di forza, graduale e mediato da un “piano di apprendimento” individuale, focalizzato sulle comunità locali e aperto a tutti», continua la dottoressa Alessi. «Fondamentale è poi il collegamento con il tessuto socio-sanitario esistente, attraverso l’attivazione di una relazione collaborativa tra i servizi, il budget di salute, la cooperazione sociale, le comunità locali e il fare rete». L’obiettivo finale è andare oltre la diagnosi e l’autostigma.

Guarda il Video “Ti stai sbagliando, mi riprendo la mia vita” 

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