STORIE / Le testimonianze di recovery di una coppia
Katia e Fabio, di Imola, hanno partecipato all'incontro de “Le parole ritrovate” che si è tenuto a metà novembre a Roma. Raccontano le loro esperienze di rinascita dopo due vissuti particolarmente difficili
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IMOLA - Katia e Fabio, di Imola, hanno partecipato all'ultimo incontro de “Le Parole ritrovate” che si è tenuto a metà novembre a Roma. Le Parole ritrovate sono un movimento nato a Trento nel 1993. L’idea, fin da allora, è di “darsi convegno assieme”: utenti, familiari e operatori della salute mentale, amministratori, cittadini. Dicono di se stesse: “Non si tratta semplicemente di dare la parola a chi non l’ha sinora avuta, si tratta piuttosto di ritrovare assieme le parole”. La loro parola chiave, infatti, è fareassieme. Qui Katia e Fabio ci raccontano la loro esperienza di recupero.
Katia Turri
«La mia recovery che è un po' frammentata e ho avuto molte difficoltà nel mio percorso. Prima io vivevo con la mia famiglia, i miei nonni e mia sorella a Russi, in provincia di Ravenna. Poi ho avuto una convivenza molto difficile perché lui mi picchiava, perché non si arrivava a fine mese, e per me è stata una sofferenza molto forte. Quindi, con la forza di volontà e lottando, ho deciso di tornare a casa dai miei genitori. Ma mia sorella aveva detto loro che non mi dovevano più riprendere. È stato molto duro e doloroso il rientro nel contesto famigliare: non avevo più l'affetto e la felicità di un tempo, cosi l'affetto lo sono andata a cercare dai nonni materni. Soprattutto da mio nonno, che per me era un pilastro, un punto di riferimento molto importante.
Nel 2009 mi sono ammalata e la mia famiglia si è riavvicinata, erano molto preoccupati per il mio stato di salute. In quel momento mi sono fatta forza e sono riuscita a tirarmi su, perché la vita è una sola e, se vuoi raggiungere le proprie potenzialità o una propria gratificazione, bisogna lottare per quello che si vuole.
Con il passare del tempo mi anno proposto di partecipare a varie iniziative. Mi sono fatta volontaria di “A testa alta”, un’associazione di Ravenna di utenti di salute mentale, partecipavo a incontri mensili con psicologi e psichiatri del Csm e anche a convegni. Con il passare degli anni mi anno proposto di inserirmi nella Rete regionale degli Esp (Esperti in supporto tra pari), di cui faccio parte tutt'ora, e dove ho conosciuto il mio attuale compagno Fabio. Ora viviamo insieme a Imola».
Fabio Federici
«La mia recovery parte da quando ho iniziato un percorso psicologico dentro il Sert. Guardando la mia vita, ho vissuto in famiglia un passato di solitudine e di violenze domestiche fino all'età di 14 anni, fino a quando i miei genitori si sono separati. Poco dopo ho iniziato a frequentare amicizie non belle, che mi hanno portato a entrare nel mondo della ludopatia, cioè la dipendenza dal gioco d'azzardo.
Vivendo con mia mamma, che soffriva di depressione, anche io a volte ero molto depresso. Lo sono stato fino all'età di 29 anni. Fortunatamente avevo fede, frequentavo un percorso religioso e sentivo che Dio mi stava vicino. Grazie ad alcune persone ho capito di avere un disagio. Cosi ho scelto di farmi aiutare e sono entrato in contatto con il Sert di Imola.
Il Sert mi è stato molto d’aiuto, ho conosciuto uno psicologo che stimo molto, ho iniziato a frequentare gruppi di auto muto aiuto e ho conosciuto persone con il mio stesso disagio o altri disagio psichici che mi facevano sentire accettato. Poi, grazie al Dipartimento di Salute mentale-Dipendenze patologiche e al Csm di Imola, ho fatto un corso per diventare facilitatore di gruppi Ama e lo sono da dieci anni. Dio mi ha ascoltato.
Ora faccio parte anche della Rete regionale degli Esp: c'è stato un periodo in cui ho avuto problemi e attacchi di panico, ma ci sono state persone che mi sono state vicine. Soprattutto la mia fidanzata. Io non pensavo di poter avere una relazione amorosa o di piacere a una ragazza. Ho pensato anche di consacrarmi. Invece ora sono qui e vivo una storia d'amore, e di recovery, insieme a lei».
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