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STORIA / Antonio, che cosa ci ha insegnato

STORIA / Antonio, che cosa ci ha insegnato

Pubblichiamo una piccola parte della testimonianza di una madre nel ricordare il figlio scomparso. Stralci di un lugo scritto che affronta vari temi: la malattia mentale, l'accettazione, il percorso familiare, i dubbi e, per finire, una riflessione sui servizi psichiatrici

di MF Delatour*

BOLOGNA - Antonio, nostro secondo figlio, era stato diagnosticato (a 22 anni) prima come depresso, poi dieci anni dopo come schizzo-affettivo, per finire etichettato come “schizofrenico paranoide”, una sentenza molto pesante per un giovane uomo e per la sua famiglia. Antonio è morto in modo prematuro, a 48 anni, come molti altri pazienti della salute mentale.

Questa esperienza di estrema sofferenza non deve restare inutile. Noi, come genitori, abbiamo imparato molto dal nostro cammino al fianco di Antonio: è stato una vera scuola di vita. Adesso vogliamo condividere questo apprendimento con le persone che stanno vivendo una storia simile, ed anche con le persone che non sanno nulla di sofferenza psichica, e che ci chiedono spesso: come si manifesta la malattia mentale? Cosa si
può fare? Come comportarsi?

Con nostro figlio Antonio, siamo stati confrontati continuamente con le sue libere scelte di distruggersi la salute e la vita: fumo esagerato, rifiuto degli psicofarmaci e successivamente anche delle medicine per il cuore, rifiuto dei ricoveri e in particolare dei TSO, desiderio più volte espresso di morire. Fino a che punto si tratta di libero arbitrio? Oppure di influenze negative esterne da contrastare? O di effetti della malattia? Che cosa è meglio per lui? Che diritto ho io di intervenire se non ho nessuna soluzione da offrire? Chi è abilitato a “contenere”?

Per quanto riguarda i servizi, siamo ben lontani da quello che servirebbe ai pazienti e alle loro famiglie. Siamo anche ben lontani dall’avere capito le reali cause delle malattie psichiatriche (dobbiamo chiamarle malattie con il loro vero nome, non sono semplici disagi) e senza capire le cause si fa fatica a curare gli effetti. Si possono alleviare alcune conseguenze, ma curare è un’altra cosa. (*presidente associazione Cercare Oltre)

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