Il sistema psichiatrico-forense italiano ha vissuto un radicale cambio di paradigma, segnato dal superamento della logica puramente custodialistica degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) in favore della centralità della cura e della riabilitazione territoriale, incarnata dalle REMS. Questo passaggio ha ridefinito i confini tra il diritto penale e le scienze psichiatriche, ponendo nuove e complesse sfide cliniche e giuridiche. Al centro di questa trasformazione si collocano i Disturbi di Personalità. A seguito della storica sentenza "Raso" del 2005, tali disturbi sono stati riconosciuti come
potenziali cause dell’esclusione o della diminuzione dell'imputabilità, a patto che sussista un nesso eziologico con il reato e una gravità tale daincidere sulle capacità di intendere e volere del soggetto. Se da un lato questa apertura giurisprudenziale rappresenta un progresso, dall’altro ha determinato una pressione crescente sui servizi territoriali di salute mentale, chiamati oggi a gestire utenti estremamente complessi, spesso caratterizzati da comorbidità e abuso di sostanze.
La sfida cruciale risiede nell'applicazione delle misure di sicurezza, con particolare riferimento alla libertà vigilata, intesa come uno strumento flessibile capace di coniugare il fondamentale diritto alla salute (art. 32 Cost.) con le legittime esigenze di sicurezza della collettività.
Il seminario affronta il tema peritale della capacità di intendere e di volere in una dimensione psicopatologica altamente complessa (si discuterà di un caso clinico), che vede coinvolti diversi periti in un confronto collegiale orientato a trovare la corretta formulazione diagnostica e la misura giudi ziaria idonea associata alla presa in cura territoriale da parte dei Servizi di Salute Mentale.